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Inizio quest’introduzione con una doverosa precisazione di carattere terminologico: in questo volume, che contiene lavori che raccolgono libri, la mia raccolta è sicuramente anomala, poiché, invece di ordinare testi scritti su carta, riporta pagine elettroniche. Un’intrusione che mescola due supporti diversi – i libri e i computers –, ma sicuramente non antagonisti. Forse anche per uniformare il mio indice con le bibliografie, ho scelto di utilizzare il termine sitografia, ritenendolo capace di segnalare una vicinanza con gli altri lavori presenti nel volume e, ad un tempo, una linea di continuità, per quanto non direttamente percepibile, tra i libri e i siti web. Una continuità che sicuramente c’è, perché sia gli uni sia gli altri si leggono, si vivono con gli occhi, entrambi sono portatori di un testo scritto – si potrebbe dire, anzi, che i disegni e i colori accoppiati ad un testo (caratteristica formale e sostanziale di ogni sito web) ricordino una specie di versione evoluta dei codici medievali. Questi elementi immediati di continuità consentono di riconoscere il ‘vecchio’ nel ‘nuovo’, e forse basterebbe semplicemente aggiungere che per visitare la Rete è necessario un requisito minimo, indispensabile per affrontare un libro: essere alfabeti. Una differenza sostanziale, invece, riguarda il tipo di contenuto presente nei due supporti libro-Internet. Mentre i libri sono pubblicati da case editrici che fungono da prima barriera ad ogni tentativo di trasmettere un qualsiasi tipo di sapere – perché legate, nella quasi totalità, ad un’ottica di mercato che, di fatto, trasforma ogni libro in un investimento –, Internet consente la pubblicazione immediata, e spesso gratuita, di qualsiasi materiale si desideri trasmettere, una specie di investimento a costo zero sostenibile per molti. Il mio intento, ora, non è di analizzare un sistema editoriale e le sue conseguenze, ma di evidenziare come le peculiarità legate alla pubblicazione di testi elettronici – che sono il superamento di un filtro editoriale – abbiano contribuito a rendere Internet un nuovo strumento di trasmissione di messaggi rapidi. Dicendo messaggi rapidi, non intendo esclusivamente messaggi che scompaiono vorticosamente nell’arco di poco tempo – eventualità legata al possibile aggiornamento costante di un sito: caratteristica fondamentale del nuovo medium – ma soprattutto messaggi che, assorbendo la dinamicità del sistema che li trasmette, diventano essi stessi immediati, di contenuto ‘rapido’, favorendo una comunicazione di tipo essenziale. L’essenzialità del messaggio non va interpretata come un’esclusiva della sola Rete, bensì come un tipo di comunicazione, libera da ricercatezze formalistiche, diffusa in una società sempre più propensa a condensare in breve tempo i contenuti. Il tipo di linguaggio usato, attraverso questi nuovi strumenti di comunicazione, ricalca in modo sorprendente le dinamiche dell’oralità. Una tendenza particolarmente manifesta nei programmi di chat (dove due o più persone ‘chiacchierano’ scrivendo su di una lavagna elettronica condivisa), ma anche nelle varie articolazioni della Rete, ad esempio newsletter e siti web. Il ‘sistema Internet’ è una sorta di contenitore nel quale si va consolidando una nuova pratica linguistica, che riconosce nella brevità della forma e nell’immediatezza del contenuto il paradigma principale. Una causa può essere il fatto che raramente, a differenza del libro, lo scritto e lo scrittore diventano due realtà separate. Un testo pensato per essere pubblicato in Rete nasce contemplando la possibilità di interagire con chi lo legge. È come se l’opera non si staccasse veramente dal suo autore, ma continuasse a restargli appiccicata, in un potenziale dialogo continuo con i lettori. Il testo digitale non è un’opera finita, ma la prima battuta di un dialogo virtuale e per questo motivo il sistema Internet ricalca una dinamica di tipo orale. Esso è, per sua caratteristica, un ‘contenitore dialettico’. Una nuova dinamica comunicativa che può generare confusione, dal momento in cui una struttura linguistica, come l’orale, si traveste da testo scritto. Se l’alfabetizzazione ha segnato, storicamente, uno scarto evidente tra chi poteva servirsi di una forma o di un’altra, con Internet il confine tra forma orale e forma scritta diventa vago, perché tutto, e soprattutto la prima, si presenta sotto le sembianze di un testo (o, in modo del tutto speculare, si potrebbe affermare che scompare l’oralità, trasformata in scrittura, sia pure rapida!). Le cause della trasformazione della forma scritta possono essere molteplici, ma la più significativa è la sinergia tra uno strumento – Internet – e uno stadio culturale definibile come di alfabetizzazione matura. È come se lo scrivere e il leggere avessero acquisito una naturalezza tale da liberare la ‘scrittura’ dal giogo della sua stessa forma classica, consentendole di diventare, anche grazie ad uno strumento che ne agevoli la tendenza, qualcosa di diverso. La vera trasformazione che si compie in questo stadio risiede nel fatto che si attribuisca alla scrittura un’immediatezza precedentemente riconosciuta alla sola parola. Il leggere diventa, in misura sempre maggiore, un vero mezzo di comunicazione di massa, anche in una geometria bidirezionale (vale a dire tra due punti attivi: ad esempio, due persone). La domanda che ci si può porre, a questo punto, è la seguente: in che misura quanto detto si riallaccia alla religione? Affiderò la risposta alle parole che Giovanni Paolo II ha usato nel “Messaggio per la XXXV giornata mondiale delle comunicazioni di massa” (dal Vaticano, 24 gennaio 2001): Il mondo dei mezzi di comunicazione sociale può a volte sembrare indifferente e perfino ostile alla fede e alla morale cristiana. Questo è dovuto in parte al fatto che la cultura dei mezzi di comunicazione sociale è così profondamente imbevuta di un senso tipicamente postmoderno che la sola verità assoluta è che non esistono verità assolute […] Di conseguenza il mondo dei mezzi di comunicazione sociale a volte appare come un ambiente ancor più ostile all'evangelizzazione di quello pagano in cui agivano gli apostoli. Tuttavia, proprio come i primi testimoni della Buona Novella non si tirarono indietro di fronte alle avversità, non dovrebbero farlo nemmeno gli attuali seguaci di Cristo. Il grido di san Paolo risuona ancora fra noi: «Guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9, 16). Tuttavia, per quanto il mondo dei mezzi di comunicazione sociale possa a volte sembrare in contrasto con il messaggio cristiano, offre anche opportunità uniche per proclamare la verità salvifica di Cristo a tutta la famiglia umana. Consideriamo, ad esempio, le trasmissioni satellitari di cerimonie religiose che spesso raggiungono un pubblico mondiale, o alla capacità positiva di Internet di trasmettere informazioni e insegnamenti di carattere religioso oltre le barriere e le frontiere. Quanti hanno predicato il Vangelo prima di noi non avrebbero mai potuto immaginare un pubblico così vasto. Nella nostra epoca è necessario un utilizzo attivo e creativo dei mezzi di comunicazione sociale da parte della Chiesa. I cattolici non dovrebbero aver paura di lasciare aperte le porte delle comunicazioni sociali a Cristo affinché la Sua Buona Novella possa essere udita dai tetti del mondo![1] Emerge, da queste parole, la constatazione di una “capacità positiva di Internet di trasmettere informazioni e insegnamenti di carattere religioso” in un contesto, il mondo dei mezzi di comunicazione sociale, “più ostile all’evangelizzazione di quello pagano in cui agivano gli apostoli.” Ad Internet è attribuito il rango di strumento di evangelizzazione! Gli si riconosce la capacità di “trasmettere informazioni e insegnamenti di carattere religioso oltre le barriere e le frontiere”. Gli è attribuita anche una forte capacità penetrativa che “quanti hanno predicato il Vangelo prima di noi non avrebbero mai potuto immaginare”. Si sancisce la separazione dell’atto evangelizzazione dallo strumento – tipicamente umano – storicamente usato per compierlo: la parola. Si potrebbe obbiettare che tale affermazione sia falsa, perché il cristianesimo è, insieme all’ebraismo e all’Islam, la religione del libro, dove la centralità del Vangelo è indiscussa. Questo è senz’altro vero, è vero che nel cristianesimo, come nella altre due religioni monoteistiche, si ha la “consegna di una rivelazione di Dio all’uomo, data una volta per tutte e stabilmente normativa, nella figura di uno scritto rivelato”[2], ma è anche vero che a differenza dell’Islam, dove si crede che il Corano sia stato scritto dal profeta Maometto sotto diretta dettatura da parte di Allah, nel cristianesimo l’originario strumento di diffusione, scelto da Cristo, non fu il libro, ma il verbo affidato alla parola degli apostoli: «Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti» (Mt 10, 27). Quanto trapela dal discorso del Papa è il riconoscimento di una trasformazione radicale della società, o, usando un linguaggio filosofico-politico, lo stato di atomizzazione che la caratterizza e la conseguente necessità di individuare nuovi strumenti di evangelizzazione. Se l’uomo moderno si sottrae in misura sempre maggiore ai contesti comunitari, nei quali si diffondeva anche il messaggio cristiano, occorre sostituire alla ‘fastidiosa presenza dell’altro’ la discreta presenza silenziosa di uno strumento meno impegnativo e invadente qual è Internet. A differenza di altri media utilizzati per la diffusione di un contenuto, come la televisione e la radio – anch’essi menzionati nel discorso del Papa –, la Rete segna una netta cesura. Il messaggio religioso viene, tramite il web, disincarnato e liberato da una diretta referenzialità personale – nessun corpo che parla, nessuna voce che spiega – e questo significa adeguare il proprio linguaggio, e le sue forme, ad un linguaggio di massa, ma anche accettare le logiche che lo hanno generano. L’attribuzione, al web, di un tale riconoscimento è una lucida fotografia del mondo nel quale viviamo, un progetto massmediatico e l’allineamento ad un umanesimo tipicamente contemporaneo. La posizione della Chiesa Cattolica mira ad inserirsi in uno spazio, il cyberspazio, nel quale la comunicazione di materiale religioso è da sempre uno sfondo significativamente presente ed eterogeneo. L’estrema facilità con cui è possibile presentarsi in Internet, come detto, dà a molti movimenti spirituali e religiosi la possibilità di promuovere la propria fede, prescindendo da onerosi investimenti economici. Queste caratteristiche di accessibilità determinano la formazione di uno scenario interessante e, in qualche modo, indicativo della reale presenza di alcune realtà sul territorio, poiché l’omogeneità del cyberspazio consente di avere facile accesso a tutta una seria di centri religiosi altrimenti distribuiti su uno spazio geografico, per sua natura disomogeneo. Questo scenario non può essere preso come uno specchio totalmente fedele, vale a dire che i siti web non ripropongono con precisione assoluta la presenza nel tessuto sociale, ma neanche così lontano dalla realtà. Esso ci fornisce la misura del dinamismo di alcune religioni rispetto ad altre – e anche la capacità di alcuni fedeli immigrati di fare uso di questa tecnologia. Non è un caso che il maggior numero di siti web sia d’estrazione cattolica – devo precisare che ho dovuto effettuare una selezione molto drastica, data l'enorme mole di pagine web che, in vari modi, si rifanno alla cultura cattolica –, seguiti dai buddisti (in maggior numero ‘tibetani’, zen, mahayana, theravada), musulmani, ecc.. Il metodo di catalogazione seguito mira a segnalare pagine web collegate a realtà comunitarie o gruppi che hanno ritenuto opportuno essere presenti in rete – sono poche, infatti, le pagine pubblicate a titolo personale. La qualità dei siti è varia: ci sono pagine-vetrina, destinate alla semplice presenza, e siti così ricchi da poter essere considerati veri e propri portali: fortemente articolati e utili per approfondire la conoscenza di una religione. Molto interessante, in questa direzione, sono alcuni siti islamici, che manifestano una funzione-cuscinetto, rivolgendosi direttamente agli immigrati presenti in Italia e fornendo informazioni utili a un processo di integrazione. Di tipo diverso sono i siti buddisti. In questo caso, il linguaggio usato si rivolge direttamente a persone di cultura italiana alla ricerca di una spiritualità orientale. Dall’osservazione di tali pagine è possibile ricavare, in modo immediato, quali siano le caratteristiche principali del messaggio spirituale di cui il buddismo italiano si fa portatore. Un discorso a parte meritano i siti di provenienza ebraica, poiché, in essi, ciò che risulta più forte non è tanto l’orma religiosa, ma il tratto culturale ebraico in relazione con la società. La cultura ebraica, dunque, nella sua religiosità, ma anche nella sua necessità di tenere viva un’identità sempre più minacciata da una modernità che coinvolge pienamente tanto gli ebrei che i non-ebrei. Molto interessanti sono anche i siti che si rifanno all’esoterismo, perché riescono a mostrare una realtà a noi molto vicina, ma sempre in ombra, o quasi nascosta. In questo caso, così come per i siti che parlano di stregoneria, Internet si rivela uno strumento unico per la sua capacità di portarci in un mondo altrimenti di difficile accesso. La possibilità di entrare in contatto con questo tipo di spiritualità, anche senza dover frequentare necessariamente le persone che la praticano – spesso, infatti, questi movimenti religiosi sono collegati ad una stretta appartenenza di gruppo –, si rivela essere il solo mezzo di osservazione ‘empirica’ non partecipata del fenomeno. Lo spazio dedicato a Scientology, serve per aiutare a comprendere un fenomeno molto presente negli Stati Uniti, ma poco conosciuto da noi. Per lo stesso motivo ho segnalato alcuni siti critici, capaci di trasmettere la misura dell’aspro dibattito che accompagna questo movimento religioso nel suo paese d’origine. Sono riportati, infine, altre religioni e movimenti spirituali, anche se la loro presenza in Internet è sicuramente modesta, come la Baha’i, il Bön, la santeria, ecc.. Mi rendo ben conto del limite insito nel proporre indirizzi web attraverso un libro, in quanto molti dei links riportati sono destinati a diventare non più funzionanti col passare del tempo, ma spero che questa sitografia consenta, comunque, di effettuare una stimolante immersione nelle varie forme di religiosità presenti, in lingua italiana, nel cyberspazio. [1] Estratto dal “Messaggio per la XXXV giornata mondiale delle comunicazioni di massa” (dal Vaticano, 24 gennaio 2001, memoriale di san Francesco di Sales). |
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