|
|
|
|
- Questa è la versione on-line del volume Percorsi bibliografici - Introduzione
In questo testo sono raccolte sei bibliografie curate da sei studiosi diversi, tutte rivolte ad unico tema: la religiosità. Religiosità, e non religione, perché questo termine riesce a restituire l’ariosità di un sentimento che racchiude una ricerca. E proprio a tale sentimento sembra rivolgersi questo volume, che prende in considerazione alcune delle forme religiose presenti in Italia. La crescente attenzione verso i nuovi movimenti religiosi, la circolazione di nuovi simboli spirituali e l’adesione a nuove proposte religiose svelano una spiritualità sempre più libera da una forma che possa dirsi, propriamente, religiosa. Non più un legame diretto e fedele dell’uomo col suo Dio, come impone l’eredità monoteistica giudaico-cristiana, ma una proliferazione di figure, sapienziali o divine, che s’innestano nella nostra cultura, profondamente cristiana, alterando il paradigma spirituale tradizionalmente proposto. Una mutazione nel panorama culturale italiano, e più ampiamente occidentale, che non solleva soltanto interrogativi di ordine sociologico, in seguito all’incontro di diverse tradizioni filosofico-religiose. Ciò che viene posto in discussione è il significato stesso che la religione assume in questa nuova temperie culturale e filosofica. In un panorama così inedito, diventa lecito domandarsi se il ruolo della religione sia cambiato nel nostro tempo. Un’onda lunga ha attraversato il Novecento, ed è andata accrescendo, col tempo, la propria forza dirompente, diffondendo inesorabilmente – come direbbe Nancy – un sentimento di abbandono: “svuotamento dei trascendentali, […] sospensione dei discorsi, delle categorizzazioni, delle chiamate e delle invocazioni”[1]… perdita della datità. Da forma data, che derivava dalla semplice nascita dell’individuo, a forma scelta: questa è la metamorfosi profonda, che la religione sta sperimentando nell’orizzonte del ‘tramonto del sacro ’, ma non solo la religione. Una vita non più donata, non più data, è una vita e basta, è una vita capitata, accaduta, dove non c’è nulla da restituire, perché non c’è nulla che sia stato dato… Ci siamo solo noi, con le nostre semplici vite, con le nostre semplici scelte. In quest’orizzonte di senso, tipico del nostro tempo, scegliere la propria religione diviene, in senso stretto, una ‘scelta di vita ’, uno scegliere a quale idea di vita – e di morte – aderire. Non è più la religione a scegliere noi, come in un certo senso avveniva ancora cinquantanni fa, ma siamo noi a scegliere la religione. Tutto è preso – non più dato –: la religione, la morale, l’etica, i comportamenti. E se la religiosità è un dialogo che la vita intrattiene col suo rovescio – la morte – questa possibilità di ‘scegliere’ una religione è un modo per scegliere a quali forme di questo dialogo aderire, fissandone i termini. In altri termini: quale idea di vita fare propria. Ormai ogni scelta diviene un modo per rivendicare e affermare il possesso della propria vita, di una vita che appare essere, alla fine, solo nostra. La possibilità di scegliere la propria religione, nei modi che si sono andati diffondendo negli ultimi decenni del Novecento (e che qui si sta cercando di definire e interpretare), rientra pienamente in un processo di formazione del sé, particella di un ambiente (filosofico) che professa sempre più intensamente un ideale autopoietico[2] di un uomo che disegna e progetta se stesso. Da principio di trascendenza la religione si trasforma, paradossalmente, in un fatto interamente, o quasi interamente, mondano. Non appare più come il ‘ponte’ verso un aldilà, o verso un iperuranio, ma come una delle forme (che ha l’uomo) per esprimersi e per realizzarsi su questa terra. Religione come uno dei modi per scegliersi: non il modo, ma uno come tanti, come tante sono le scelte che facciamo. Tutte, a proprio modo, semplici, vitali e banali ‘scelte di vita ’, tutti modi per riempire una vita tutta (e forse troppo?) nostra. Vero oggetto della ricerca spirituale non sembra essere, quindi, tanto Dio all’interno di una religione, ma se stessi attraverso le religioni. Non è una ricerca volta a trovare, né a trovarsi, poiché non c’è nulla di nascosto da scovare, nulla di sommerso da far emergere. È una ricerca di strumenti, di visioni, di parole da adottare per farle proprie… per farsi propri. È una interiorizzazione dell’esterno. Riempire un proprio spazio vuoto – o, peggio, che si credeva pieno: svuotato. È un fare dell’esterno il proprio ‘interno’ per (sopraggiunta) mancanza di un vero interno. In questo spazio edificabile, la religione (come altro) sembra essere solo il coccio di un ‘guscio’ – sempre più mutevole – eterogeneo volto a contenerci e raccoglierci. Il proliferare di ‘nuovi movimenti religiosi’ nasconde una traccia ben più profonda di una semplice iperofferta religiosa. Seguendo questa traccia, l’analisi della produzione culturale attorno a un dato movimento spirituale può diventare un modo per capire il nuovo orizzonte filosofico-religioso che si va disegnando, e anche per cogliere possibili nuovi percorsi mondano-esistenziali. Se le bibliografie qui raccolte sondano e campionano i testi – scientifici o divulgativi, d’informazione o di meditazione, letterari o speculativi – sorti attorno ad alcune delle religioni presenti oggi in Italia, questo volume (che le raccoglie) si propone come un primo e valido strumento per tastare il polso alla nostra società.
Per orientare al meglio il lettore, fornirò una breve descrizione delle bibliografie qui pubblicate, tentando di riportare i tratti più interessanti delle ricerche dei curatori. La bibliografia di Stefano Giuliano rivolge l’attenzione sull’Europa settentrionale, e più precisamente sui popoli che maggiormente rappresentano, con la loro presenza sia nella storia che nell’immaginario collettivo, questa fetta di mondo: gli Indoeuropei, i Celti, i Germani e i Finni – questi ultimi sì di etnia diversa, ma comunque in rapporto col mondo antico-germanico. Un crescente interesse, negli ultimi anni, circonda queste culture e alcune delle loro espressioni: la mitologia nordeuropea, le fiabe, le saghe eroiche, le leggende, o anche espressioni più rapide e immediate come la musica folk. Una delle casse di risonanza per queste dimensioni è stato il libro di J. R. R. Tolkien, Il signore degli anelli, che ha avuto il merito di ricreare in modo affascinante, anche per grandi masse di lettori, un universo mitologico precedentemente noto quasi solo agli specialisti. In questa tendenza, Giuliano coglie una sincope della nostra società: un sintomo di insofferenza verso i dogmi tradizionali, verso ritmi e prospettive ormai stretti che, incapaci di seguire i mutamenti che animano la nostra cultura, lasciano spazio all’emergere di nuove forme di “religiosità paganeggiante”. Islam e Italia sono i termini del rapporto intorno al quale si svolge il lavoro di Tiziana Giacobelli. Nell’introduzione che precede la bibliografia prendono forma le domande sul perché l’Islam, insieme ad altre forme religiose (‘nuove’ per il contesto culturale italiano), veda crescere il numero dei suoi fedeli in un tessuto sociale così differente, sottolineando una tendenza costante e progressiva. La presenza dell’Islam in Italia appare subito in tutta la sua eterogeneità: un coacervo di difficile interpretazione, un catalizzatore di realtà estremamente diverse, alle volte anche contrastanti, che va dagli italiani convertiti agli immigrati. Anche la categoria di ‘migranti’, infatti, appare troppo veloce ed inadeguata per cogliere le sfumature del fenomeno complesso che vorrebbe descrivere, poiché utilizzata per riunire popoli di etnie diverse, e diversi sia per storia che per dinamiche d’integrazione. Tale complessità mostra come sia difficile comprendere questa forma di religiosità così densa, e, ad un tempo, così palpabile nel tessuto sociale. Uno scopo raggiungibile solo tramite la ricostruzione di un quadro che comprenda, per quanto è possibile, l’apporto di vari strumenti interpretativi e analitici. Per questo motivo la bibliografia proposta dalla Giacobelli si articola in più momenti: dalle opere che servono per comprendere i contorni generali dell’Islam (Per un approccio al mondo dell’Islam), ad un’attenzione più specifica per la sua storia (Studi di storia e Studi sull’Islam contemporaneo), per poi giungere alla letteratura, alla musica e all’arte, non trascurando, alla fine, una sitografia concernente le realtà musulmane italiane presenti in Internet. L’Oriente è il riflesso che Francesco Federico lascia trasparire dal contesto italiano. Un riflesso particolare che prende le mosse dal buddismo per assumere, poi, una sua strada autonoma, con un proprio nome ben preciso: lo zen. Delineare lo zen non è affatto semplice, perché esso sfugge a una dimensione spiritualistica (nel senso comune del termine) e assume i tratti di una filosofia di vita o, se si vuole, di un’arte che fa della vita una filosofia. Proprio questo vasto orizzonte dentro il quale si situa lo zen rende di non facile interpretazione la sua presenza, le sue sembianze. Nel nostro paese, questa filosofia orientale si mostra incredibilmente porosa, capace di assorbire (e di essere assorbita) le forme più varie, e questa ricchezza ci viene restituita nella ricerca bibliografica di Francesco Federico. Sono ben sette le sezioni (più una che le unisce) che la compongono: Testi di carattere storico e interpretazioni dello zen; Testi di carattere spirituale e/o meditativo; Traduzioni e opere di maestri zen; Lo zen e le arti; Lo zen e l’arte di…; Varie; Testi di autori italiani. L’eterogeneità dei libri che in qualche modo sembrano collegarsi allo zen segnala quanto questo tipo di ‘pensiero’ sia ancora qualcosa di difficilmente comprensibile e svela anche la presenza di una specie di ‘zen di tutti i giorni ’, uno zen sincretico, che contribuisce, ancora di più, a lasciare sospesa la domanda: ma che cos’è lo zen (almeno, qui in Italia)? La possibilità di sfiorare il lembo del pianeta a noi più lontano è offerta da Valeria Capasso. L’Australia: ma non mi riferisco esclusivamente, e necessariamente, all’Australia, poiché se tale nome proviene dalla mitologia del tardo Medioevo europeo – attribuito ad un’ipotetica terra meridionale, o Terra australis, che si pensava bilanciasse il peso dell’Europa e dell’Asia –, la definizione geografica di “Australia” sembra già affermare una vittoria e un dominio su una terra, traducibile anche coi termini di vincitori e vinti. La bibliografia qui proposta risente, invece, del forte peso degli aborigeni, e si occupa, soprattutto, del rapporto di questi ultimi con i colonizzatori britannici. Confronto che, tuttavia, non è di esclusivo valore storiografico, poiché, nel continuo mutamento interpretativo operato da vari scrittori e studiosi rispetto alla cultura aborigena, è possibile riconoscere un tratto significativo dell’‘uomo bianco’ nel suo problematico rapporto con l’alterità. L’aborigeno come specchio dei propri valori e disvalori, come metro del proprio progresso e degrado: è questo il percorso che l’autrice ci propone attraverso la sua bibliografia. Nell’introduzione, poi, sono accennati alcuni dei momenti più affascinanti di questa cultura ed è riproposto il pensiero di personaggi importanti, come Chatwin, Hughes e Sally Morgan, che più di altri sono riusciti a farsi interpreti di questo confronto/scontro che coinvolge le due anime dell’Australia. La bibliografia proposta da Elena Di Cristo ci conduce oltre i confini di una specifica regione, o cultura, perché si rivolge ad un tema di grande attualità quale il rapporto tra uomo e ambiente. Tale tema viene trattato in modo del tutto originale. Sono esclusi gli studi che riconoscono nella problematica ecologica un carattere strettamente tecnico-scientifico, e si lascia spazio a un pensiero che contempla l’ambiente da un punto di vista religioso e spirituale. Questa scelta è avvalorata da un’analisi che riconosce nell’approccio scientifico uno sguardo riduttivo che è, di fatto, uno dei germi di quella scissione tra uomo e ambiente che si radica nella modernità. Segnalare una traccia storico-religiosa di una spiritualità che contempli l’uomo come una parte di un sistema più vasto – non l’uomo e il suo ecosistema, ma un ecosistema nel quale c’è pure l’uomo – diviene uno spunto di riflessione, un primo passo, per una riconsiderazione di più vasta portata sulla propria cultura. È questo il percorso – affascinante – proposto dall’autrice attraverso una bibliografia che prende in considerazione le opere presenti nel panorama italiano a partire dagli anni settanta, nei quali il problema ambientale iniziò ad acquistare una vera risonanza mondiale. A chiudere la serie dei lavori, non c’è una bibliografia, bensì una ‘sitografia’, una raccolta di indirizzi web rimandanti alla quasi totalità dei movimenti religiosi presenti in lingua italiana, in uno spazio, qual è Internet, che è negazione per eccellenza di una spazialità fisica e territoriale-nazionale. Ho curato personalmente questa raccolta e ho ritenuto utile inserirla in un volume che si occupa di religiosità, perché la Rete sta diventando, sempre più, un contenitore capace di ospitare le varie forme del dinamismo culturale, incluse le espressioni della spiritualità. Il forte collegamento che c’è oggi tra Internet e religione è stato anche sottolineato nel discorso pronunciato da Giovanni Paolo II in occasione della “Giornata mondiale delle comunicazione sociali”, dove alla Rete non è attribuita una semplice dimensione-vetrina, ma una vera e propria potenzialità per l’evangelizzazione. Una nuova tendenza sul piano comunicativo, che investe anche le religioni, trae forza e stimolo dalle peculiarità del web. Grazie alle sue caratteristiche funzionali non si trasmette solo un messaggio – caratteristica dei media classici –, ma si favorisce un’interattività del destinatario con la fonte, rendendo anche possibile un rapporto diretto tra le persone che dal quel messaggio sono accomunate. La nascita di comunità religiose virtuali, come l’adesione a nuovi movimenti religiosi, è il segno di una religiosità che sta mutando e dei molteplici aspetti che può assumere oggi la ricerca del sacro. [2] Per un approfondimento del concetto di autopoiesi si veda Humberto Maturana e Francisco Varela, L'Albero della Conoscenza, Garzanti, Milano, 1992. È inoltre possibile consultare il sito web www.informatik.umu.se/~rwhit/AT.html (in inglese), attraverso il quale si colgono le articolazioni sviluppatesi atorno questo tema, oppure consultare il sito www.geocities.com/scatolino/tutoauto.htm, che traduce in italiano le nozioni principali racchiuse nel sito precedente. |
|
Per problemi o domande su questo sito Web contattare Diego Lazzarich. Ultimo aggiornamento: 01-06-05. |