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Le religioni degli Indoeuropei, dei Celti e dei Germani
Stefano Giuliano

 

Introduzione

La ricerca bibliografica riguarda le pubblicazioni apparse, a vario livello, nel panorama editoriale italiano, sugli Indoeuropei, sui Celti e sui Germani, a partire dagli anni ’50. A queste si sono volute aggiungere le pubblicazioni concernenti i Finni, i quali, pur essendo di altra etnia, si situano in un rapporto di scontro/incontro con la cultura antico-germanica.

Con i termini Indoeuropei o Indogermanici si suole indicare una comunità di cultura, religione, etnia, lingua, che, tra il 4500 e il II-I millennio a.C., a ondate successive, avrebbe colonizzato gran parte dell’Asia centro-meridionale e dell’Europa. Da essa si sarebbero originati i c.d. “popoli storici”: Germani, Celti, Greci, Romani, Indiani vedici, Iraniani, ecc. Sebbene l’unità linguistica indoeuropea (Ursprache) sia stata ricostruita solo attraverso il lavoro degli studiosi e il problema della patria di provenienza (Urheimat) permanga aperto – sono state proposte con varia fortuna: l’India, l’Asia minore, i Balcani, le regioni baltiche, la Russia meridionale, ecc. –, gli elementi che permettono di giustificare tale assunto sono notevoli. Tra questi risaltano le parentele linguistiche, testimoniate dai numerosi vocaboli aventi l’etimo in comune e che investono diverse aree d’interesse (le istituzioni, la famiglia, l’agricoltura, ecc.), e l’ideologia tripartita, ossia la suddivisione della realtà esistente all’interno di tre funzioni specifiche: sacrale, guerriera, produttiva, e che si ritrova, consapevolmente come tale, soltanto presso i popoli di stirpe indoeuropea.

I Celti, divisi in varie comunità, abitarono in una vasta area dell’Europa dalla penisola iberica alla Germania, all’Irlanda, all’Italia settentrionale, ai paesi danubiani. Costoro, conosciuti alle fonti classiche con i nomi di galati, galli e keltoi, ebbero la massima espansione culturale e militare a partire dai periodi detti di Hallstatt (I millennio-VII a.C.) e, soprattutto, La Tène (VI a.C.-II a.C.) – dal nome delle località dove sono stati rinvenute numerose tombe e reperti di squisita fattura. Essi, tra V e II sec. a.C., penetrarono, in Italia (dove fondarono le città di Torino e Milano e attaccarono Roma), in Grecia (dove saccheggiarono il santuario di Delfi), e in Asia minore (dove crearono un regno e dove si fecero conoscere soprattutto come mercenari), per poi declinare stretti tra la potenza romana e le bellicose tribù germaniche.

I Germani, a loro volta, stanziati nei territori approssimativamente compresi tra la Svezia meridionale, la Norvegia meridionale, la Danimarca e la Germania fecero la loro comparsa intorno al I millennio a.C. Essi, sulla base di criteri linguistici e geografici – peraltro non più unanimemente accettati – sono generalmente distinti in Germani orientali (Cimbri, Teutoni, Goti, Burgundi, Gepidi, Vandali, ecc.), Germani occidentali (Angli, Sassoni, Juti, Alamanni, Bavari, Frisoni, Longobardi, Franchi, Svevi, ecc.), e Germani settentrionali (Danesi, Svedesi, Norvegesi) più tardi meglio noti come Vichinghi. Le popolazioni germaniche orientali e occidentali entrarono ben presto in contatto con le civiltà latina e celtica (il primo a descriverne usi e costumi fu il celebre navigatore greco Pitea nel IV sec. a.C.), subendone l’influsso. Costoro, inoltre, com’è noto, parteciparono a quel grande movimento di popoli originatosi nelle steppe asiatiche, conosciuto sotto il nome di Völkerwanderungen, che ebbe il suo massimo sviluppo tra III e VI sec. d.C. e che, tra i suoi esiti ultimi, condusse alla formazione dei c.d. regni romano-barbarici. I Germani settentrionali, residenti in aree periferiche, situate più a nord e, dunque, meno esposte all’incontro/scontro con altre culture, preservarono maggiormente a lungo i propri tratti distintivi, affacciandosi all’onore delle cronache solo verso l’VIII-XI sec. d.C.

 

L’idea di una catalogazione delle opere pubblicate in Italia sugli Indoeuropei, sui Celti, sui Germani, è nata dall’osservazione del crescente interesse verso tali argomenti recentemente sviluppatosi nel nostro paese. Se tale fenomeno è abbastanza naturale nei luoghi d’origine (Regno Unito, Irlanda, Germania, Scandinavia, ecc.), legandosi a fenomeni di riscoperta della propria storia nazionale, per converso, esso appare di gran lunga più eclatante in Italia, paese notoriamente dominato dalla cultura classica. Da noi, infatti, in passato, le predette culture avevano ricevuto, generalmente, scarsa attenzione oppure erano state liquidate come secondarie rispetto alle civiltà mediterranee – tanto è vero che gli studi dedicati ai Celti e ai Germani o, in genere agli antichi nordici, risalenti alla prima metà del ‘900 sono davvero pochi.

Scopo dichiarato della ricerca, dunque, è avviare, attraverso la disamina delle pubblicazioni italiane sull’argomento, una prima, seppure sommaria, stima dell’impatto che la riscoperta di queste culture sta avendo sulla nostra. Ovvero, in altre parole, valutarne, complessivamente, l’entità, i possibili risvolti, le implicazioni ultime.

L’interesse maturato intorno ai popoli nordeuropei si riscontra a vari livelli. In primo luogo le fonti, cioè l’edizione critica dei poemi mitologici, delle saghe eroiche, delle leggende, nonché delle fiabe e dei racconti facenti parte il folklore popolare. In secondo, le pubblicazioni di carattere scientifico e le traduzioni di saggi di alcuni studiosi di fama. Tali studi vanno dall’interpretazione delle forme religiose, all’analisi di ritrovamenti archeologici, all’esposizione dei fatti storici, alla descrizione degli usi e dei costumi, ecc. Quindi, le pubblicazioni di tipo esoterico o “sapienziale”, che propongono sistemi di conoscenza astrologica, suggerimenti terapeutici, pratiche magiche, modelli di vita alternativa, ecc. Ancora, la diffusione di testi divulgativi per ragazzi, corredati di illustrazioni, mappe, ecc. Infine, la presenza nella rete Internet di numerosi siti di associazioni culturali, case editrici specializzate, riviste, gruppi neo-pagani, ma anche di semplici appassionati, che si richiamano esplicitamente ai Celti e/o ai Germani.

Le motivazioni di una tale espansione sono molteplici e occorrerebbe un’analisi specifica per poterle adeguatamente sviscerare. Nondimeno, si possono segnalare, seppure sinteticamente, alcuni fattori che hanno di certo inciso nella espansione, in Italia, dell’interesse intorno a tali tematiche.

Un primo fattore importante può essere individuato nel grande successo editoriale ottenuto da un testo di letteratura fantasy come Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. Si tratta, com’è noto, di un libro che affonda le proprie radici proprio nei miti nordici, e che, nonostante la tardiva pubblicazione nel nostro paese (la prima pubblicazione inglese è del 1954, cui fecero seguito, in pochi anni, le traduzioni nelle principali lingue europee; quella americana che ne decretò il boom mondiale è del 1965; quella italiana solo del 1970), dovuta a motivazioni di carattere ideologico piuttosto strumentali, ha anche qui stimolato mode, proposto modelli di comportamento, suscitato attenzione verso quelle che erano le fonti primarie dell’ispirazione dello scrittore oxoniense, raggiungendo, nel 1999, la trentatreesima edizione. Sulla scorta di Tolkien, grazie all’opera di curatori e studiosi come G. de Turris, S. Fusco, A. Voglino, G. Pilo, ecc., sono apparsi in Italia, stampati da case editrici specializzate nel settore (Fanucci, Nord, Solfanelli) o in collane apposite (Urania Fantasy della Mondadori, Compagnia del Fantastico della Newton Compton, ecc.), una messe di libri, per lo più di autori di lingua inglese, nei quali si rielaboravano miti e leggende antiche e medievali e si reinterpretavano momenti ed eventi del passato. Molti di costoro, soprattutto nell’arco degli anni ’80, hanno conseguito un buon riscontro di vendite e ottenuto una certa notorietà. Basta pensare a M. Zimmer Bradley, a U. Le Guin, a D. Eddings, a T. Brooks, a H. Turtledove, a M. Stewart ma, soprattutto, a R. E. Howard, il creatore di Conan il barbaro, dal quale sono stati tratti film di cassetta, fumetti, cartoni animati, album di figurine e finanche bambolotti di plastica. Tra i narratori tradotti che hanno preso specifico riferimento al mondo dei Celti e dei Vichinghi, si possono ricordare P. Anderson (La spada spezzata, La guerra degli dei), H. Harrison (La via degli dei, Il trono di Asgard, ecc.), M. Llywelyn (Il leone d’Irlanda, L’epopea di Amergin, ecc.), nonché il celebre autore di best-seller M. Crichton (Mangiatori di morte). La letteratura fantasy è stata a lungo ritenuta di pura evasione o di scarsa qualità e, dunque, a torto, disdegnata dalla critica accademica. Eppure, come testimonia tuttora l’ampio consenso di pubblico, essa, attraverso la riformulazione di figure e temi mitici, ha saputo offrire una risposta alternativa ad esigenze collettive diffuse che vanno dal rifiuto dei valori o pseudo tali della società moderna, al desiderio di sfuggire la banalità del quotidiano, alla riscoperta del sacro, e così via, svolgendo, inoltre, un ruolo considerevole nell’incentivare la volontà di conoscenza e approfondimento del ricco patrimonio leggendario nordeuropeo[1].

Un altro coefficiente significativo, anche se, ovviamente, ad uno stadio meno popolare rispetto a Tolkien, è sicuramente rappresentato dall’opera di G. Dumézil  che ha profondamente rinnovato gli studi relativi agli Indoeuropei a livello internazionale. Tradotto in Italia presso i maggiori editori (“Gli dèi dei Germani”, Adelphi 1974; “Storia degli Sciti”, Rizzoli 1980; “Mito ed epopea”, Einaudi 1982; “Gli dei sovrani degli Indoeuropei”, Einaudi 1986; ecc.), Dumézil, nonostante le resistenze incontrate presso taluni studiosi di chiara fama come A. Momigliano e C. Ginzburg, ha segnato una ragguardevole svolta nel generale incremento d’interesse verso le tematiche storico-religiose. Egli, infatti, ha fornito un’efficace e raffinata interpretazione dei miti dei popoli in questione, miti che, come si è accennato in precedenza, erano stati per troppo tempo giudicati oscuri ed enigmatici se non, addirittura, il prodotto di culture inferiori.

Un terzo possibile elemento può essere, poi, rintracciato nella celebre mostra di Palazzo Grassi a Venezia dal titolo: “I Celti: la prima Europa”. Questa si tenne dal 24 marzo all’8 dicembre 1991, presentando oltre 2000 preziosi reperti provenienti da 200 diversi musei di tutto il mondo. La mostra ottenne enorme successo di pubblico – circa 800.000 visitatori –, attirando i riflettori dei mass-media sull’argomento, e creando un notevole indotto (articoli dedicati ai Celti su quotidiani e magazine; servizi nei telegiornali nazionali e locali; documentari televisivi; pubblicazioni; ecc.).

Infine, vale attirare l’attenzione su due aspetti tutt’altro che marginali. Il primo è rappresentato dallo spostamento degli itinerari turistici verso paesi che, almeno fino a pochi anni fa, erano poco frequentati dagli italiani quali la Norvegia, la Svezia, l’Irlanda. Effettivamente, i turisti nostrani si sono trovati a contatto con culture e tradizioni diverse e fortemente sentite, le quali hanno esercitato un notevole fascino e che, per molti, si è tradotto nel desiderio di migliorarne la conoscenza[2]. Il secondo dal favore ottenuto da artisti la cui produzione musicale si rifà esplicitamente, nelle tematiche e nelle sonorità, al mondo celtico, dalle folk-bands irlandesi storiche come i Chieftains e i Dubliners, ai musicisti di orientamento, più o meno vagamente, new age come Hevia e Loreena Mc Kennitt, o tradizionalista come Alan Stivell e Mary O’Regan. Nei loro suggestivi brani l’uso di strumenti peculiari, come l’arpa celtica, la cornamusa, il tin whistle, il bodhran, il flauto irlandese, ecc., il ricorrere di riferimenti alla mitologia, alle leggende, al folklore, al paesaggio nordico, nonché l’adozione di simboli arcani come il triskel, i caratteri ogamici, ecc., ha indotto i fans più sensibili ad approfondirne le fonti d’ispirazione.

Naturalmente, la riscoperta della religione degli antichi popoli nordeuropei ha un significato complessivo che travalica fenomeni letterari clamorosi tipo Tolkien, scientifici tipo Dumézil, o di massa tipo la mostra di Palazzo Grassi, le nuove mete turistiche ed i successi discografici. In un paese dominato da sempre dalla cultura classica nelle sue varie forme e/o trasposizioni, l’emergere di queste culture altre, rappresenta un venire alla luce di istanze psicologiche latenti che, da un certo momento in poi, hanno cominciato ad affiorare in maniera sempre più insistente e prepotente. Tale affiorare rinvia a mutamenti psicologici, sociali e culturali ampiamente testimoniati dal diffondersi di pubblicazioni in cui, ad esempio, si rinvia alla sapienza degli antichi druidi o al potere magico delle rune oppure alle pratiche terapeutiche degli sciamani, e che paiono essere espressione di una religiosità paganeggiante, nella quale si mescolano insofferenza verso la liturgia e i dogmi delle chiese tradizionali, repulsione nei confronti dei ritmi di vita e della società contemporanea, rinnovata sensibilità verso la Natura, diffidenza per i princìpi e gli assunti della scienza, e così via.

L’insieme delle indicazioni concerne sia testi di studiosi italiani sia traduzioni. In quest’ultimo caso si è cercato di raccogliere gli studi di carattere critico o divulgativo, compresi i libri per ragazzi, le fonti antiche (poemi, leggende, fiabe, saghe, ecc.), le rielaborazioni dei miti del passato ad opera di poeti e scrittori moderni. Sono state, invece, escluse le opere di carattere meramente linguistico e filologico in quanto esulano dalle finalità del presente lavoro di screening. Sebbene la ricerca si focalizzi sull’editoria italiana, si è tentato di fornire luoghi e date di prima pubblicazione in lingua originaria degli studi tradotti. In alcuni casi, purtroppo, si è stati nell’impossibilità di rintracciare taluni dati sicché qualche “voce” rimane scoperta. Inoltre, pure esistendo edizioni successive, a meno che non si trattasse di una ripubblicazione presso altra casa editrice, si è preferito indicare solo la prima edizione italiana allo scopo di rilevare quando il libro è entrato in circolazione nella nostra cultura. In ultimo, alle indicazioni bibliografiche si è voluto allegare una specifica sezione dedicata ai siti Web in italiano, nella persuasione che Internet, oggi, costituisca non solo un formidabile e riconosciuto strumento di diffusione di contenuti culturali, ma anche un sensibile termometro per valutare i fenomeni e le mode più indicativi del momento.

 

Dall’elenco di testi emergono alcuni dati significativi. Il primo dato riguarda l’appariscente disparità tra gli studi dedicati agli Indoeuropei e ai Finni, pochi e, in gran parte, recenti, e quelli incentrati sui Celti e sui Germani, numerosi e diversificati (complessivamente 263 titoli su un totale di 283, ossia il 92,9% delle pubblicazioni). Nel caso degli Indoeuropei, ciò si spiega col fatto che, essendone gli studi, almeno in Italia, appannaggio pressoché esclusivo di linguisti e glottologi, essi sono destinati, per lo più, ad un pubblico altamente specializzato (ricercatori, studenti universitari, ecc.). Per i Finni, invece, evidentemente, occorre parlare di uno scarso interesse di fondo, in tutta probabilità dovuto anche alla loro marginalità storica.

Un secondo elemento traspare dal confronto tra gli studi rivolti ai Celti e ai Germani. Se le opere di carattere storico, pur con una prevalenza di libri sui primi (75 titoli sui Celti contro 57 sui Germani), denotano una sostanziale equivalenza, i testi di tipo esoterico e spiritualismo, al contrario, rivelano un più marcato sbilanciamento a favore dei Keltoi (30 libri contro 4). Questo, verosimilmente, è dovuto all’attribuzione ai druidi di conoscenze di tipo occulto, credenza diffusa che risale all’interpretatio classica – Posidonio, Diodoro Siculo, Cesare, ecc. – e perpetuatasi nei secoli sia a livello colto che popolare. Curiosamente, tale situazione s’inverte nei libri il cui target dichiarato è il pubblico infantile e adolescenziale, con una netta preponderanza dei Germani, e, dettagliatamente, dei Vichinghi (con quasi il triplo di titoli di differenza, 17 contro appena 7). Forse la spiegazione deve ricercarsi nel fascino esercitato da sempre dai guerrieri nordici i quali colpiscono l’immaginario collettivo dei ragazzi – ma non solo –, per il valore delle loro imprese guerriere e marinare. Infine, tra le pubblicazioni di poemi mitologici, fiabe, racconti leggendari, e così via, quelle del mondo germanico sono più numerose (38 a 13) in forza delle tante saghe edite in questi ultimi anni. Tale rapporto muta relativamente alle fiabe e al folklore. Quivi, avendo naturalmente escluse dalla ricerca le celebri raccolte dei fratelli Grimm, le cui storie sono state fortemente contaminate nel corso dei secoli, non vi sono in Italia libri di favole dedicate al mondo germanico mentre sovrabbondano quelle di origine celtica e, segnatamente, irlandese. Vale rimarcare, inoltre, che esse hanno spesso per protagonisti il Piccolo Popolo (elfi, fate, leprecauni, ecc.) e sono destinate più a lettori adulti che a bambini, forse per le suggestioni ricavate dai personaggi dei libri di Tolkien [Tab. 2].

Un altro dato che salta immediatamente all’attenzione è poi rappresentato dalla cospicua, presenza, tra i saggi sui Celti, di libri dedicati alle popolazioni di retaggio celtico che abitarono al di qua delle Alpi come i Boi, gli Insubri, i Cenomani, i Senoni. Questo sia per una certa rivalutazione delle tradizioni culturali locali, verificatasi soprattutto in determinate aree periferiche della penisola (Val d’Aosta, Tirolo italiano, ecc.), sia per la rinnovata importanza riconosciuta alla loro presenza, ancora fino a pochi anni fa ridotta entro il cliché delle bande di barbari razziatori e notevolmente sottovalutata in favore dei romani, degli etruschi, dei greci, ecc.

Un quarto elemento degno di nota riguarda lo specifico andamento delle pubblicazioni nel corso degli anni. I libri sui Celti si moltiplicano piuttosto vistosamente negli anni Novanta – 96 titoli –, anche grazie all’attività di piccoli case editrici come Arcana, Keltia, Neri Pozza, RED, ecc., a fronte di una media presenza negli anni Ottanta – una trentina di titoli – e una scarsa presenza nei decenni precedenti – si sono potuti accertare solo dieci testi negli anni compresi tra i Sessanta e i Settanta. Quelli sui Germani sono una discreta presenza negli anni Sessanta – più di 10 titoli –, cui fa seguito un ulteriore aumento negli anni Settanta e Ottanta – oltre i 40 titoli – e una decisa escalation nei Novanta – abbondantemente sopra i 50 titoli. Infine, si possono notare il già ricordato sbilanciamento di volumi sui Celti aventi come argomento temi esoterici e magici – quasi una trentina di libri – che si concretizza negli anni Novanta, e le successive riedizioni di alcune fonti basilari come l’Edda (con due diverse edizioni della versione di Snorri Sturluson in prosa uscite lo stesso anno, il 1975, per i tipi di Rusconi e Adelphi, più una terza, che riprende quella Rusconi, da parte di TEA, nel 1997, e due edizioni di quella poetica, Sansoni e Garzanti, apparse però a distanza di trent’anni l’una dall’altra), o di poemi eroici come il Beowulf (tre edizioni integrali: Malipiero, Einaudi, il Cerchio; più una parziale: Herder) o di saghe germaniche come quella dei Völsunghi (due edizioni, una nel ’93, Edizioni dell’Orso, e una nel ’94, Pratiche) o irlandesi come il ciclo di Finn (alcune parti del quale contenute nelle varie raccolte pubblicate da Einaudi, Mondadori, Arcana, ecc.).

In breve, il quadro d’insieme che appare dalla ricerca è il seguente. Su un totale di 283 opere rintracciate – comprese le ristampe di una stessa opera presso differenti case editrici –, apparse in Italia negli ultimi cinquant’anni: 15 volumi sono dedicati agli Indoeuropei (pari al 5.3 %), 144 ai Celti (pari al 50 %), 119 ai Germani (pari al 42 %) e 5 ai Finni (pari all’1.7%). Nel dettaglio: un testo sugli Indoeuropei è stato pubblicato negli anni ’60, tre negli anni Settanta, tre negli Ottanta, sette nei Novanta e, almeno per il momento, uno nel Duemila; un testo sui Celti è apparso negli anni Cinquanta, due negli anni Sessanta, sette negli anni Settanta, trentadue negli Ottanta, novantasei nei Novanta, cinque nel Duemila; un testo sui Germani risale agli anni ’40, quattro sono stati editi negli anni ‘50, dodici negli anni Sessanta, ventuno negli anni Settanta, ventitré negli Ottanta, cinquantacinque nei Novanta, due nel Duemila; infine, un testo sui Finni è dell’immediato dopoguerra, tre degli anni Ottanta [Tab. 1].

Da sottolineare, infine, l’aumento complessivo di pubblicazioni dedicate a tali argomenti, proprio degli anni Novanta (159 volumi, pari al 56.1 %), rispetto al pur buon numero di edizioni degli anni Ottanta (61 testi, pari al 21.5 %), e alla bassa produzione dei decenni precedenti (rispettivamente: 2 volumi negli anni Quaranta, pari allo 0,7 %; 5 nei Cinquanta, pari all’1.7%; 15 nei Sessanta, pari al 5.3%; 31 nei Settanta, pari all’10.9%), rilievo che conferma ancor di più il predetto, crescente, interesse verso temi e motivi storico-religiosi caratterizzante questo fine millennio.

 

 La Tabella 1 riporta le pubblicazioni nel corso degli anni (dal novero complessivo della ripartizione per anni mancano due testi di cui non è stato possibile rintracciare la data di pubblicazione in Italia). La Tabella 2 le suddivide in base agli argomenti:

TAB. 1

1940-50

1950-60

1960-70

1970-80

1980-90

1990-00

2000

Indoeur.

 

 

1

3

3

7

1

Celti

 

1

2

7

32

96

5

Germani

1

4

12

21

23

56

2

Finni

1

 

 

 

3

 

 

Totale

2

5

15

31

61

159

8

 

TAB. 2

Fonti

Storia

Spiritual.

Folklore

Riscritt.

Infanzia

Totale

Indoeur.

 

15

 

 

 

 

15

Celti

13

75

30

13

6

7

144

Germani

38

57

4

 

3

17

119

Finni

2

3

 

 

 

 

5

                                                                                                                      

 

Per quanto riguarda i siti Internet, rapidamente, si può dire che tra i trentadue siti segnalati, ben diciannove sono specificamente ispirati al mondo celtico nei suoi vari aspetti (musicale, esoterico, storico-culturale, ecc.). Fra questi vi sono ben otto associazioni o circoli culturali dediti a varie attività (promozione di convegni, mostre, concerti, feste, viaggi, ecc.), per lo più localizzate in Italia settentrionale, oltre ad una casa editrice specializzata ed una rivista telematica. Al mondo dei vichinghi sono, invece, dedicati sei siti. Tra essi vi sono un’associazione culturale e un gruppo neo-pagano. Sette siti presentano argomenti intitolati ad entrambi i popoli. In molti casi nello stesso sito è possibile rintracciare sezioni specifiche dedicate alla letteratura Fantasy, confermando gli stretti legami tra riscoperta delle mitologie e del folklore celtico e germanico e narrativa fantastica. Infine, alcuni siti presentano una forte relazione tra spiritualità, ecologia, medicina alternativa e tradizioni terapeutiche celtiche o scandinave, a testimonianza della suddetta rinnovata considerazione verso tematiche di tipo religioso e, simultaneamente, di rifiuto di quegli aspetti ritenuti più alienanti della realtà moderna. Resta da rilevare che, nella rete, non vi sono siti italiani espressamente intitolati agli Indoeuropei, mentre si ritrovano alcuni articoli scritti da studiosi e appassionati.

La ricerca sulle pubblicazioni edite in Italia sugli argomenti in questione mira ad essere quanto più possibile completa. A tal fine meritano di essere riportati anche i maggiori contributi apparsi in enciclopedie dedicate a temi storico-religiosi.

 

Sugli Indoeuropei:

E. Campanile, La religione degli indoeuropei, in «Storia delle religioni», a cura di G. Filoramo, Laterza, Roma-Bari 1994, Le religioni antiche, vol. 1,  pp. 569-585; G. Devoto, La religione degli Indoeropei, in «Storia delle Religioni», a cura di G. Castellani, UTET, Torino 1970-71, vol. II, pp. 345-360; A.M. Di Nola,  Religione indoeuropea, in «Enciclopedia delle religioni», Vallecchi, Firenze 1971, vol. 3, coll. 1020-1038; M. Eliade, La religione degli Indoeuropei. Gli dei vedici, in Idem, «Storia delle credenze e delle idee religiose», trad. it. di M.A. Massimello e G. Schiavoni, Sansoni, Firenze 1996 (Paris 1975), Dall’età della pietra ai misteri eleusini, vol. 1, pp. 207-236; J. Loicq, Religione degli Indoeuropei, in «Grande Dizionario delle Religioni», Piemme, Casale Monferrato 1988 (Paris 1984), vol. I, pp. 993-1014.

 

Sui Celti:

E. Campanile, La religione dei Celti, in «Storia delle religioni», a cura di G. Filoramo, Laterza, Roma-Bari 1994, Le religioni antiche, vol. I, pp. 605-633; A.M. Di Nola, Religione dei Celti, in «Enciclopedia delle religioni», Vallecchi, Firenze 1971, vol. I, coll. 1685-1734; M. Eliade, Celti, Germani, Traci e Geti, in Idem, «Storia delle credenze e delle idee religiose», trad. it. di M.A. Massimello e G. Schiavoni, Sansoni, Firenze 1996 (Paris 1978), Da Gautama Buddha al trionfo del Cristianesimo, vol. II, pp. 141-157; F. Le Roux, La religione dei Celti, in Le religioni dell’Europa centrale precristiana, a cura di Puech, trad. it. di M.N. Pierini, Laterza, Roma-Bari 1988 (Paris 1970-76), pp. 95-152; J. Loicq, Celti e Celto-Romani, in «Grande Dizionario delle Religioni», Piemme, Casale Monferrato 1988 (Paris 1984), vol. I, pp. 310-320; J. Ryan, La religione dei Celti, in AA.VV., Cristo e le religioni del mondo. Religione e cultura dei popoli antichi, trad. it., a cura di F. König, Marietti, Casale Monferrato 1962 (Wien 1951), vol. II, pp. 207-222; P. Scarpi, Celti e Germani, in AA.VV, «Manuale di storia delle religioni», Laterza, Roma-Bari, pp. 81-106.

 

Sui Germani:

E. Campanile, La religione dei Germani, in «Storia delle religioni», a cura di G. Filoramo, Laterza, Roma-Bari 1994, Le religioni antiche, vol. 1, pp. 635-665; A. Closs, La religione dei Germani sotto l’aspetto etnologico, in AA.VV., Cristo e le religioni del mondo. Religione e cultura dei popoli antichi, trad. it., a cura di F. König, Marietti, Casale Monferrato 1962 (Wien 1951), vol. II, pp. 224-307; J. de Vries, La religione dei Germani, in Le religioni dell’Europa centrale precristiana, a cura di Puech, trad. it. di M.N. Pierini, Laterza, Roma-Bari 1988 (Paris 1970-76), pp. 59-91; A.M. Di Nola, Religione dei Germani, in «Enciclopedia delle religioni», Vallecchi, Firenze 1971, vol. 2, coll. 1724-1794;  M. Eliade, Celti, Germani, Traci e Geti, in Idem, «Storia delle credenze e delle idee religiose», trad. it. di M.A. Massimello e G. Schiavoni, Sansoni, Firenze 1996 (Paris 1978), Da Gautama Buddha al trionfo del Cristianesimo, vol. 2, pp. 157-173; C.A. Maestrelli, La religione degli antichi Germani, in «Storia delle Religioni», a cura di G. Castellani, UTET, Torino 1970-71, vol. II, pp. 463-535; J. Ries, La Religione dei Germani e degli Scandinavi, in «Grande Dizionario delle Religioni», Piemme, Casale Monferrato 1988 (Paris 1984), vol. I, pp. 760-776.

  

In ultimo, restano da segnalare almeno i principali studi al riguardo non tradotti in lingua italiana*.

 

Sugli Indoeuropei:

Bosch-Gimpera P., Les Indo-européens, Paris 1961.

Dumézil G., Mitra-Varuna. Essai sur deux représentations indo-européennes de la souveraineté, Paris 1940.

Haudry J., La religion cosmique des Indo-Européens, Milano-Paris 1987.

Höfler O., Kultische Heimbünde der Germanen, Frankfurt am Main. 1934.

Lincoln B., Mith, Cosmos and Society. Indo-European Themes of Creation and Destruction, Cambridge (Mass.) 1986.

 

Sui Celti:

Chadwick N., The Celts, Harmondsworth 1966.

Draak M., The Religion of the Celts, Leiden 1969.

Duval P.-M., Les dieux de la Gaule, Paris 1957.

Green M., The Gods of the Celts, Gloucester 1986.

Hubert H., Les Celtes, 2 voll., Paris 1932.

Mac Cana P., Celtic Mythology, Middlesex 1983.

Rees A. e B., Celtic Heritage. Ancient Traditions in Ireland and Wales, London 1961.

Ross A., Pagan Celtic Britain. Studies in Iconography and Tradition, London 1967.

Sjoestedt, Dieux et héros des Celtes, Paris 1940.

Vendryes J., La religion des Celtes, Paris 1948.

Webster G., The British Celts and their Gods under Rome, London 1986.

 

Sui Germani:

Boyer R., La religion des anciens Scandinaves, Paris 1986.

Boyer R., Le mythe Viking, Paris 1986.

Boyer R. e  Lot-Falck E., Les religions de l’Europe du Nord, Paris 1974.

Clemen C., Altgermanische Religiongeschichte, Bonn 1934.

Grimm J., Deutsche Mythologie, Gütersloh 1835.

De Vries J., Altgermanische Religionsgeschichte, 2 voll., Berlin 1956-1957.

Dumézil G., Loki, Paris 1959.

Dumézil G., Mythe et épopée. L’ideologie des troi functions dans les épopées des peuples indoeuropéens, I-III, Paris 1948.

Davidson Ellis H., Gods and Myths of Northern Europe, Harmondsworth 1964.

Davidson Ellis H., Scandinavian Mythology, London 1969.

Holtsmark A., Norrøn Mytologi, Oslo 1970.

Höfler O., Germanisches Sakralkönigtum, I, Münster-Köln 1952.

Ohlmarks A., Studien zur altgermanischen Religiongeschichte, Lipsia 1943.


* L’inserimento dei testi di Dumézil nelle differenti sezioni è puramente di comodo dato che in essi, com’è noto, si trovano riferimenti tanto agli Indoeuropei che ai Celti che ai Germano-Scandinavi. Per una raccolta completa dell’opera del grande studioso francese cfr. A. de Benoist, Georges Dumézil: una bibliografia, in «Futuro Presente», n. 2, primavera 1993, pp. 54-65.


[1] “(…) l’opera di Tolkien (…), offre a una società scettica e demitizzata, sotto forma di una grande saga fantastica ed eroica, quasi una epopea, un mito positivo, fondante, completo e verosimile in cui credere, anche se ci si rende ben conto che è soltanto «la favola più lunga del mondo».” (G. de Turris, Il «caso Tolkien», introduzione a H. Carpenter, La vita di J.R.R. Tolkien, trad. it. di F. Malagò e P. Pugni, Ares, Milano 1991, p. 21). Dello stesso avviso è pure G. Harvey, Credenti della nuova era. I pagani contemporanei, trad. it. di L. Piercecchi, Feltrinelli, Milano 2000 (s.l. 1997), pp. 222-226.

[2] Si pensi al valore assunto dall’identità celtica per gli irlandesi nella loro lotta per l’autonomia dalla dominazione inglese e la grande diffusione che queste drammatiche vicende hanno assunto anche da noi, veicolate attraverso film di successo come “In nome del padre” di J. Sheridan, con Daniel Day-Lewis ed Emma Thompson, e “Michael Collins” di N. Jordan, con Liam Neeson, e la musica di gruppi rock di risonanza mondiale come gli U2 e i Cranberries.

 


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Ultimo aggiornamento: 26-10-03.